Ormai disponibile da parrecchi anni e utilizzatissima da chi si occupa di storia economica, la banca dati IMITA.db (IMprese ITAliane. Data Base) può essere molto utile anche a chi, occupandosi di storia contemporanea non prettamente economica, abbia bisogno di inquadrare personaggi che abbiano avuto un qualche contatto con il mondo dell’economia, visto che include le composizioni dei consigli di amministrazione di tutte le più importanti società per azioni italiane.
Molto interessanti i lavori che ricostruiscono, a partire dai dati del database, gli intrecci delle élite economiche italiane (per esempio, disponibili in rete, Alberto Rinaldi, Business Elites in Italy: 1913-1972 e Alberto Rinaldi and Michelangelo Vasta, The Italian Corporate Network, 19521983: New Evidence Using the Interlocking Directorates Technique)
Per accedere al database è necessario registrarsi inserendo nome, cognome ed email.
Questa la presentazione dell’archivio sulla home page del database:
“IMITA.db (IMprese ITAliane. Data Base) è l’archivio storico delle società per azioni italiane. Esso rappresenta la trasposizione digitale di una fonte seriale composta da una serie di volumi pubblicati, a partire dal 1908 e fino al 1926, a cura del Credito Italiano, e quindi, dal 1928, dall’Associazione fra le società italiane per azioni (Asipa). La fonte include tutte le società per azioni quotate in una delle borse valori italiane, insieme a tutte quelle società localizzate in Italia che, alla chiusura dell’ultimo bilancio, presentavano un capitale sociale superiore ad una soglia prestabilita, variabile di anno in anno.
L’archivio comprende dati sulle società (anagrafici e di bilancio) e sugli amministratori (consigli di amministrazione e collegi sindacali).
Questo progetto, coordinato da Michelangelo Vasta e realizzato a cura dell’Università di Siena in collaborazione con l’Università Bocconi, l’Università di Bologna e l’Università di Firenze, ha beneficiato dei finanziamenti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).”