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	<title>aulamaranini &#187; Senza categoria</title>
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		<title>Gli studenti di Harvard criticano Gregory Mankiw</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 10:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so se sia ancora in uso, ma di sicuro il manuale di Mankiw è stato adottato in facoltà all&#8217;inizio degli anni duemila per l&#8217;esame obbligatorio del secondo anno di Politica economica. Colpisce quindi personalmente leggere sulla Domenica del Sole 24 Ore di una lettera aperta a Gregory Mankiw da parte dei suoi studenti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se sia ancora in uso, ma di sicuro il manuale di Mankiw è stato adottato in facoltà all&#8217;inizio degli anni duemila per l&#8217;esame obbligatorio del secondo anno di Politica economica. Colpisce quindi personalmente leggere <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-11-19/lezione-studenti-175936.shtml?uuid=AaZDXwME&#038;fromSearch">sulla Domenica del Sole 24 Ore</a> di una <a href="http://hpronline.org/harvard/an-open-letter-to-greg-mankiw/">lettera aperta a Gregory Mankiw</a> da parte dei suoi studenti del primo anno ad Harvard, che gli contestano una esposizione troppo orientata e limitata della teoria economica, che non da spazio, per esempio, alla teoria keynesiana. Il corso di Mankiw (Economics 10), simboleggia e contribuisce alla crescita dell&#8217;iniquità dell&#8217;economica americana:</p>
<blockquote><p>
Since the biased nature of Economics 10 contributes to and symbolizes the increasing economic inequality in America, we are walking out of your class today both to protest your inadequate discussion of basic economic theory and to lend our support to a movement that is changing American discourse on economic injustice. Professor Mankiw, we ask that you take our concerns and our walk-out seriously.</p></blockquote>
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		<title>Un saluto ad Antonio Cassese</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 10:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Purtroppo ieri notte, a 74 anni, si è spento Antonio Cassese. Giorgio Napolitano lo ha ricordato così: &#8220;E&#8217; stato un maestro di cultura giuridica e un esempio di impegno civile al servizio della causa della giustizia, della democrazia e dei diritti umani&#8221;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo ieri notte, a 74 anni, <a href="http://www.repubblica.it/persone/2011/10/22/news/cassese_morte-23672785/">si è spento Antonio Cassese</a>.<br />
Giorgio Napolitano lo ha ricordato così: &#8220;E&#8217; stato un maestro di cultura giuridica e un esempio di impegno civile al servizio della causa della giustizia, della democrazia e dei diritti umani&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>un gioioso paese di free riders</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 22:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalo l&#8217;intervista di Simonetta Fiori a Giuseppe De Rita, in occasione della pubblicazione del saggio di De Rita e Antonio Galdo intitolato L&#8217;eclissi della borghesia. La fine della borghesia. &#8220;Requiem per una classe uccisa dal ceto medio&#8221; di Simonetta Fiori, La Repubblica, 20/10/2011 De Rita e l&#8217;eclissi italiana di un gruppo sociale. Lo racconta nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo l&#8217;<a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_news.asp?id_contenuto=3725987">intervista di Simonetta Fiori a Giuseppe De Rita</a>, in occasione della pubblicazione del saggio di De Rita e Antonio Galdo intitolato <em>L&#8217;eclissi della borghesia</em>.<br />
<span id="more-567"></span><br />
<strong>La fine della borghesia. &#8220;Requiem per una classe uccisa dal ceto medio&#8221;</strong><br />
di <strong>Simonetta Fiori</strong>, La Repubblica, 20/10/2011<br />
De Rita e l&#8217;eclissi italiana di un gruppo sociale. Lo racconta nel suo ultimo saggio scritto con Galdo.<br />
&#8220;Lo Stato è diventato un gigantesco erogatore e con i suoi soldi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità&#8221;.<br />
&#8220;Prevale il primato del benessere e della sicurezza e si perdono di vista gli interessi collettivi&#8221;.</p>
<p>Che fine ha fatto la borghesia? E perché è scomparsa? A Giuseppe De Rita, presidente del Censis e sismologo della società italiana, viene in mente quella pagina di Napoli milionaria in cui il protagonista torna dalla guerra e trova una famiglia a pezzi. «Che cosa è successo? Ma perché siamo diventati così?», si interrogano i diversi personaggi in un crescendo drammatico. La stessa cosa &#8211; aggiunge De Rita &#8211; dovrebbero fare i borghesi italiani, razza ormai estinta. Se già quindici anni fa nell&#8217;Intervista sulla borghesia in Italia la diagnosi non inclinava a ottimismo, nel nuovo saggio scritto insieme ad Antonio Galdo &#8211; L&#8217;eclissi della borghesia &#8211; la sentenza volge al requiem (Laterza, pagg. 92, euro 14). La borghesia è sepolta, o forse non è mai nata.</p>
<p>Una certificazione di morte.<br />
«Direi meglio, la fine di una speranza. S&#8217;è esaurita l&#8217;idea di una classe dirigente capace di farsi carico degli interessi collettivi. Sin dall&#8217;origine dello Stato nazionale, ci siamo illusi che da segmento relativamente piccolo &#8211; spazio intermedio tra cultura popolare e cultura d&#8217;élite &#8211; questo gruppo sociale sarebbe cresciuto fino a governare le sorti del paese. Questo non è accaduto. O è accaduto fino a un certo punto».</p>
<p>La borghesia svolse un ruolo centrale nel processo risorgimentale e nell&#8217;Italia liberale.<br />
«Sì, ma le cose si complicano già sotto il fascismo, che comunque mantiene lo spazio per un&#8217;élite borghese, ossia gli uomini formati da Alberto Beneduce. E nel dopoguerra non mancò certo una classe dirigente che seppe ricostruire un paese distrutto e screditato sul piano internazionale».</p>
<p>Quando comincia il declino?<br />
«Negli anni del boom economico, con la grande avventura dell&#8217;italiano medio. È stata la cetomedizzazione della società italiana &#8211; mi piace chiamarla così &#8211; a causare la definitiva eclissi della borghesia».</p>
<p>Come è accaduto?<br />
«Fino agli anni Cinquanta la società era divisa in tre fasce. La classe esigua dei padroni. La classe numerosa di braccianti e operai. E un ristretto ceto medio, tra amministratori di latifondo e impiegati dello Stato. Tutto cambia quando scatta la molla del benessere. Allora si mette in moto un processo di imborghesimento collettivo. Una vera esplosione che risucchia dall&#8217;alto e dal basso tutti i settori della società».</p>
<p>Nasce l&#8217;imprenditoria di massa.<br />
«La corsa al benessere accentua le nostre caratteristiche di popolo individualista. Proliferano comunità di piccoli imprenditori, piccoli commercianti, piccoli professionisti. In un solo decennio, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, lo stock delle aziende è raddoppiato, passando da 490.000 a un milione. Diventiamo un paese di ex poveri, con l&#8217;illusione di essere tutti borghesi».</p>
<p>Che significa?<br />
«Adottiamo gli stessi stili di vita. L&#8217;automobile. La casa di proprietà. Il figlio all&#8217;università. Magari la botteghina per la moglie. Anche gli arredi si uniformano: alle credenze di legno scuro subentrano i mobili bianchi. Scopriamo la vita agiata e la confondiamo con una vita borghese».</p>
<p>Qual è la differenza?<br />
«Si perde di vista l&#8217;interesse collettivo. Prevale il primato del benessere e della sicurezza, nell&#8217;indifferenza verso gli altri. In altre parole, lo spazio intermedio precedentemente occupato dalla borghesia viene invaso da questo nuovo ceto, che è preoccupato solo di mantenere lo status raggiunto e non riesce a esprimere una classe dirigente dallo sguardo lungo».</p>
<p>Ma perché accade in Italia e non altrove? Il boom economico non fu una nostra peculiarità.<br />
«La nostra peculiarità fu una Democrazia Cristiana che costruì il suo consenso sui cosiddetti &#8220;collaterali&#8221;: i coltivatori diretti, gli artigiani, i sindacati scolastici, le cooperative bianche. Se ci fa caso, ancora ieri a Todi all&#8217;incontro sul partito cattolico hanno partecipato Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti. Non si chiamano più collaterali, ma sono sempre loro».</p>
<p>Lei sta dicendo che per cinquant&#8217;anni abbiamo favorito le corporazioni, le categorie, le piccole tribù?<br />
«Sì, l&#8217;abbiamo fatto usando il carburante della spesa pubblica. Lo Stato è diventato un gigantesco erogatore. E con i suoi soldi il ceto medio italiano ha visto garantiti benessere e stili di vita superiori alle proprie possibilità».</p>
<p>Ci siamo illusi di non essere più poveri, ma in realtà abbiamo continuato a esserlo.<br />
«L&#8217;economista Vittorio Parsi sostiene che in tutti i processi storici c&#8217;è un soggetto che garantisce il sistema e poi ci sono i free riders che fanno i loro affari. Per esempio, nessuno può dire che il primato americano sia finito perché è il primato americano che consente a cinesi, indiani e brasiliani di fare i free riders».</p>
<p>Che c&#8217;entra l&#8217;Italia?<br />
«Per vari decenni lo Stato italiano ha avuto il ruolo di Grande America, ossia ha garantito il contesto entro cui i free riders hanno potuto fare le loro scorrerie: gli imprenditori sommersi, gli artigiani senza fattura, anche i supplenti della scuola che chiedevano di entrare in ruolo. Tutto ciò ha rosicchiato le finanze pubbliche ma ha eroso anche il contesto. Oggi i free riders non possono correre più perché manca la cornice».</p>
<p>Non c&#8217;è più lo Stato italiano?<br />
«Non c&#8217;è più la spesa pubblica. Ma la crisi della finanza pubblica è anche la crisi della credibilità sociale dello Stato. E guardi: tutti abbiamo ucciso lo Stato, anche chi non si fa consegnare la fattura dall&#8217;idraulico o dal giardiniere. L&#8217;Italia è stata un gioioso paese di free riders, inconsapevoli del fatto che prima o poi sarebbero rimasti senza intelaiatura».</p>
<p>Per la prima volta nella storia nazionale italiana ai figli non è garantito il benessere raggiunto dai padri.<br />
«Da qui nascono paura e spaesamento. Il mutamento profondo che abbiamo descritto è stato guidato da cetomedisti e piccoli imprenditori preoccupati solo di arrivare al pianerottolo più alto. Quando bisogna scendere di un piano, scoppia il casino. I nostri indignados, pur mescolandosi nel movimento fattori molteplici, vengono prevalentemente da qui».</p>
<p>Non c&#8217;è il rischio di essere riduttivi?<br />
«Il sistema s&#8217;è inceppato e sicuramente la nostra generazione non è stata capace di garantire a questi giovani un futuro. Ma è anche vero che la fatica che abbiamo fatto noi i nostri figli non la vogliono fare. Quando tra il &#8217;67 e il &#8217;68 arrivai a Prato, rimasi sconvolto dai ritmi infernali delle famiglie che lavoravano nel sommerso. Ora i figli di quegli eroi si lamentano per la concorrenza dei cinesi. Ma loro che fanno? Se fanno i finanzieri è pure troppo».</p>
<p>Non è nata una nuova classe dirigente.<br />
«Se guardiamo come è cresciuta la classe dirigente confindustriale, vediamo che è un modo tutto interno alla corporazione. Da Abete alla Marcegaglia, sono tutti ex giovani imprenditori &#8211; ossia figli di imprenditori &#8211; che hanno fatto carriera all&#8217;interno di un processo semiburocratico. Analogo appare il meccanismo di promozione nel pubblico impiego. Una volta i direttori generali dei ministeri erano figure di profilo altissimo. Oggi, se escludiamo il Ragioniere Generale dello Stato e pochi altri, per la massima parte sono figure inconsistenti, magari brave ma non classe dirigente».</p>
<p>Dottor De Rita, lei come si definirebbe?<br />
«Un vero cetomedista. Una madre maestra elementare e un padre direttore di banca. I miei genitori, figli di persone più povere, erano orgogliosissimi di dire &#8220;noi, ceto medio&#8221;. La tragedia scoppiò quando decisi di lasciare il Comune di Roma. Rinunciavo al posto fisso. Mi fecero chiamare dal direttore generale: &#8220;Ma lei è matto? Ha vinto il primo concorso del dopoguerra, a 50 anni potrebbe conquistare il posto di vice Capo Ripartizione&#8230;&#8221;. La sola idea mi indusse alla fuga. Mia madre pianse per una settimana. Temeva che ridiscendessi quelle scale che lei aveva salito con tanta fatica».</p>
<p>Vuol dire che per diventare classe dirigente è necessario rischiare?<br />
«Non bisogna rimanere abbarbicati al proprio pianerottolo. Questa paura è molto diffusa anche tra i miei amici, e i figli dei miei amici. Per uscire dalla palude c&#8217;è bisogno di coraggio».</p>
<p>la Repubblica &#8211; R2 Cultura</p>
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		<title>Presentazione dell&#8217;ultimo libro di Antonio Gibelli a Firenze</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 20:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa settimana, a Firenze, verrà presentato in ben due occasioni il libro di Antonio Gibelli, &#8220;Berlusconi passato alla storia. L&#8217;Italia nell&#8217;era della democrazia autoritaria&#8220;, edito da Donzelli. Il 4 maggio, presso la Biblioteca delle Oblate, ne discuteranno gli storici Paul Ginsborg e Anna Scattigno; mentre il 5 maggio, alla Facoltà di Scienze politiche di Novoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana, a Firenze, verrà presentato in ben due occasioni il libro di Antonio Gibelli, &#8220;<a href="http://www.donzelli.it/libro/2134">Berlusconi passato alla storia. L&#8217;Italia nell&#8217;era della democrazia autoritaria</a>&#8220;, edito da Donzelli. Il <a href="http://www.donzelli.it/evento/112" target="_blank">4 maggio</a>, presso la Biblioteca delle Oblate, ne discuteranno gli storici Paul Ginsborg e Anna Scattigno; mentre il <a href="http://www.donzelli.it/evento/116" target="_blank">5 maggio</a>, alla Facoltà di Scienze politiche di Novoli, toccherà a Marco Tarchi e Gianluca Bonaiuti. In entrambe le occasioni sarà presente l&#8217;autore.</p>
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		<title>Ancora sul Fondo Repetti e sulle carte Cattaneo</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 17:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una postilla a proposito del Fondo Repetti di cui si è data notizia in un post precedente. Con una lettera al Corriere, un gruppo di studiosi, curatori dell&#8217;edizione nazionale dei Carteggi Cattaneo, ha reso noto che i documenti cattaneani presenti nel su citato Fondo sono conosciuti da tempo, e che una parte di essi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una <a href="http://www.aulamaranini.it/?p=277" target="_self">postilla</a> a proposito del Fondo Repetti di cui si è data notizia in un post precedente. Con una lettera al Corriere, un gruppo di studiosi, curatori dell&#8217;edizione nazionale dei Carteggi Cattaneo, ha reso noto che i documenti cattaneani presenti nel su citato Fondo sono conosciuti da tempo, e che una parte di essi ha già trovato o troverà posto nei volumi del Carteggio Cattaneo in corso di pubblicazione.</p>
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		<title>Repubblicano o gregoriano?</title>
		<link>http://www.aulamaranini.it/2010/03/25/repubblicano-o-gregoriano/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 16:22:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un piccolo ma utile suggerimento per chi fa storia dell&#8217;età rivoluzionaria e napoleonica. Per muoversi agilmente secondo le coordinate cronologiche del calendario repubblicano, è disponibile sul sito della Fondation Napoléon un comodo convertitore (qui). D&#8217;ora in poi, orientarsi nel paesaggio bucolico e razionalistico del calendario repubblicano sarà senz&#8217;altro più semplice.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un piccolo ma utile suggerimento per chi fa storia dell&#8217;età rivoluzionaria e napoleonica. Per muoversi agilmente secondo le coordinate cronologiche del calendario repubblicano, è disponibile sul sito della Fondation Napoléon un comodo convertitore (<a href="http://www.napoleon.org/fr/essentiels/calendrier/index.asp" target="_blank">qui</a>). D&#8217;ora in poi, orientarsi nel paesaggio bucolico e razionalistico del calendario repubblicano sarà senz&#8217;altro più semplice.</p>
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		<title>Centro internazionale insubrico Carlo Cattaneo e Giulio Preti</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 14:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su La Repubblica di oggi un lungo articolo di Paolo Berizzi (Quando Carlo Cattaneo disse a Garibaldi &#8220;difendiamo la nazione&#8221;) dà notizia della apertura del &#8220;Centro internazionale Insubrico Carlo Cattaneo e Giulio Preti per la filosofia,l’epistemologia, le scienze cognitive e la storia della scienza e delle tecniche&#8221;. Due i fondi principali custoditi dal Centro. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su La Repubblica di oggi un lungo articolo di Paolo Berizzi (Quando Carlo Cattaneo disse a Garibaldi &#8220;difendiamo la nazione&#8221;) dà notizia della apertura del &#8220;<b>Centro internazionale Insubrico Carlo Cattaneo e Giulio Preti</b> per la filosofia,l’epistemologia, le scienze cognitive e la storia della scienza e delle tecniche&#8221;.</p>
<p>Due i fondi principali custoditi dal Centro.<br />
Il primo, il <b>fondo Repetti</b> (dal nome del proprietario ottocentesco della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tipografia_Elvetica">Tipografia Elvetica di Capolago</a>, Alessandro Repetti), è stato donato al Centro dall&#8217;avvocato milanese Guido Bersellini, discendente dei proprietari della tipografia. Nel fondo, che contiene centinaia di lettere e di scritti inediti, accanto ai carteggi di Alessandro Repetti con con gli esuli italiani spiccano 154 lettere inedite di Carlo Cattaneo.</p>
<p>Il secondo fondo è costituito dalle carte del filosofo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Preti">Giulio Preti</a>, uno dei principali esponenti del razionalismo critico.</p>
<p>Sul sito dell&#8217;Università dell&#8217;Insubria sembrerebbe non esserci ancora una pagina dedicata, ma <a href="http://www.uninsubria.it/pls/uninsubria/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=2067">qui</a>sono indicati i responsabili e il regolamento del Centro.</p>
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		<title>L&#8217;Universo della Conoscenza</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 11:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie a una vasta operazione di scavo nelle Teche Rai, una gran mole di documenti audiovisivi, relativi alle diverse branche del sapere storico e filosofico, è oggi a disposizione degli studiosi e degli appassionati. Nato da un progetto di Renato Parascandolo, il sito web L&#8217;Universo della Conoscenza raccoglie le voci dei protagonisti della cultura europea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a una vasta operazione di scavo nelle Teche Rai, una gran mole di documenti audiovisivi, relativi alle diverse branche del sapere storico e filosofico, è oggi a disposizione degli studiosi e degli appassionati. Nato da un progetto di Renato Parascandolo, il sito web <a href="http://www.conoscenza.rai.it/site/it-IT/" target="_blank">L&#8217;Universo della Conoscenza</a> raccoglie le voci dei protagonisti della cultura europea del Novecento, offrendo, per ogni contributo audiovisiso, una scheda comprendente la vita e la bibliografia dell&#8217;autore oltre il testo scritto della lezione magistrale. Il sito è consigliato sia al fruitore selettivo, sia a chi abbia voglia di intraprendere un affascinante viaggio lungo quasi tre millenni di storia culturale.</p>
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		<title>Indici &#8220;Società e storia&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 10:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito della casa editrice Franco Angeli è possibile scaricare, in formato PDF, gli indici della rivista &#8220;Società e storia&#8221; dal 1978 al 2002. L&#8217;indice, curato da Silvia Bobbi e Stefano Levato, si articola in sei sezioni: Ricerche, Orientamenti e dibattiti, Beni culturali e organizzazione della ricerca, Il mestiere di storico, Indice per autore, Indice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito della casa editrice Franco Angeli è possibile scaricare, in formato PDF, gli indici della rivista &#8220;Società e storia&#8221; dal 1978 al 2002. <a href="http://www.francoangeli.it/riviste/indiciSS.pdf" target="_self">L&#8217;indice</a>, curato da Silvia Bobbi e Stefano Levato, si articola in sei sezioni: Ricerche, Orientamenti e dibattiti, Beni culturali e organizzazione della ricerca, Il mestiere di storico, Indice per autore, Indice per soggetto.</p>
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		<title>Quaderni fiorentini</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 08:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel sito del Centro studi per la storia del pensiero giuridico moderno, afferente alla Facoltà di giurisprudenza dell&#8217;Università di Firenze, è possibile consultare e scaricare, in formato PDF, tutti i volumi della rivista Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno, ad eccezione degli ultimi tre usciti. Per orientarsi è possibile consultare due preziosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel sito del <a href="http://www.centropgm.unifi.it/index.htm" target="_self">Centro studi per la storia del pensiero giuridico moderno</a>, afferente alla Facoltà di giurisprudenza dell&#8217;Università di Firenze, è possibile consultare e scaricare, in formato PDF, tutti i volumi della rivista <a href="http://www.centropgm.unifi.it/quaderni/index.htm" target="_self">Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno</a>, ad eccezione degli ultimi tre usciti. Per orientarsi è possibile consultare due preziosi indici, uno <a href="http://www.centropgm.unifi.it/quaderni/indici.htm" target="_self">sommario </a>e l&#8217;altro <a href="http://www.centropgm.unifi.it/quaderni/indice.htm" target="_self">per autore</a>.</p>
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