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		<title>Un paese normale?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 13:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Chiaramonte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Mammone]]></category>
		<category><![CDATA[Fulvio Conti]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Caciagli]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Tranfaglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 14 dicembre ore 17, al Polo delle Scienze Sociali (d6 1.02) si svolgerà una presentazione del libro &#8220;Un Paese Normale? Saggi sull’Italia Contemporanea&#8221;, Dalai Editore, 2011, a cura di Nicola Tranfaglia, Andrea Mammone e Giuseppe Alessandro Veltri. Mario Caciagli, Alessandro Chiaramonte e Fulvio Conti presenteranno il volume e discuteranno con Andrea Mammone e Nicola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 14 dicembre ore 17, al Polo delle Scienze Sociali (d6 1.02) si svolgerà una presentazione del libro &#8220;<strong>Un Paese Normale?</strong> Saggi sull’Italia Contemporanea&#8221;, Dalai Editore, 2011, a cura di <strong><a href="http://www.nicolatranfaglia.com/blog/">Nicola Tranfaglia</a></strong>, <strong><a href="http://fass.kingston.ac.uk/faculty/staff/cv.php?staffnum=675">Andrea Mammone</a></strong> e <strong><a href="http://psicosociocult.blogspot.com/">Giuseppe Alessandro Veltri</a></strong>.</p>
<p><strong>Mario Caciagli</strong>, <strong>Alessandro Chiaramonte</strong> e <strong>Fulvio Conti</strong> presenteranno il volume e discuteranno con Andrea Mammone e Nicola Tranfaglia le recenti evoluzioni politiche con la caduta del governo Berlusconi ed il nuovo esecutivo Monti.<br />
<a href="http://www.aulamaranini.it/wp-content/uploads/2011/12/paesenormale.gif"><img src="http://www.aulamaranini.it/wp-content/uploads/2011/12/paesenormale-198x300.gif" alt="" title="paesenormale" width="198" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-586" /></a></p>
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		<title>Gli studenti di Harvard criticano Gregory Mankiw</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 10:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so se sia ancora in uso, ma di sicuro il manuale di Mankiw è stato adottato in facoltà all&#8217;inizio degli anni duemila per l&#8217;esame obbligatorio del secondo anno di Politica economica. Colpisce quindi personalmente leggere sulla Domenica del Sole 24 Ore di una lettera aperta a Gregory Mankiw da parte dei suoi studenti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se sia ancora in uso, ma di sicuro il manuale di Mankiw è stato adottato in facoltà all&#8217;inizio degli anni duemila per l&#8217;esame obbligatorio del secondo anno di Politica economica. Colpisce quindi personalmente leggere <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-11-19/lezione-studenti-175936.shtml?uuid=AaZDXwME&#038;fromSearch">sulla Domenica del Sole 24 Ore</a> di una <a href="http://hpronline.org/harvard/an-open-letter-to-greg-mankiw/">lettera aperta a Gregory Mankiw</a> da parte dei suoi studenti del primo anno ad Harvard, che gli contestano una esposizione troppo orientata e limitata della teoria economica, che non da spazio, per esempio, alla teoria keynesiana. Il corso di Mankiw (Economics 10), simboleggia e contribuisce alla crescita dell&#8217;iniquità dell&#8217;economica americana:</p>
<blockquote><p>
Since the biased nature of Economics 10 contributes to and symbolizes the increasing economic inequality in America, we are walking out of your class today both to protest your inadequate discussion of basic economic theory and to lend our support to a movement that is changing American discourse on economic injustice. Professor Mankiw, we ask that you take our concerns and our walk-out seriously.</p></blockquote>
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		<title>Borse Formenton 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 09:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[borse di studio]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Mario Formenton]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giornalismo è sempre stato uno degli sbocchi preferiti dei laureati in scienze politiche, ma mai come in questi anni è stato difficile capire come si fa diventare giornalisti, soprattutto se non si ha la possibilità di pagarsi la frequenza di una scuola di giornalismo. Una delle poche buone strade rimaste sono le borse di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giornalismo è sempre stato uno degli sbocchi preferiti dei laureati in scienze politiche, ma mai come in questi anni è stato difficile capire come si fa diventare giornalisti, soprattutto se non si ha la possibilità di pagarsi la frequenza di una scuola di giornalismo.<br />
Una delle poche buone strade rimaste sono le <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/10/13/news/fondazione_mario_formenton-23186638/">borse di studio per giovani giornalisti erogate dalla <strong>fondazione Mario Formenton</strong></a>: <strong>14.000 mila euro</strong> per uno stage di 9 mesi in una redazione del gruppo Repubblica-L&#8217;Espresso. Le borse disponibili, riservate a <strong>giovani under 30</strong>, sono 4: 2 per giornalisti e 2 per amministratori di società editoriali. Il <a href='http://www.aulamaranini.it/wp-content/uploads/2011/10/formenton.pdf'><strong>bando integrale</strong></a> è stato pubblicato su Affari e Finanza del 24 ottobre 2011.</p>
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		<title>Un saluto ad Antonio Cassese</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 10:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Purtroppo ieri notte, a 74 anni, si è spento Antonio Cassese. Giorgio Napolitano lo ha ricordato così: &#8220;E&#8217; stato un maestro di cultura giuridica e un esempio di impegno civile al servizio della causa della giustizia, della democrazia e dei diritti umani&#8221;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo ieri notte, a 74 anni, <a href="http://www.repubblica.it/persone/2011/10/22/news/cassese_morte-23672785/">si è spento Antonio Cassese</a>.<br />
Giorgio Napolitano lo ha ricordato così: &#8220;E&#8217; stato un maestro di cultura giuridica e un esempio di impegno civile al servizio della causa della giustizia, della democrazia e dei diritti umani&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>un gioioso paese di free riders</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 22:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo l&#8217;intervista di Simonetta Fiori a Giuseppe De Rita, in occasione della pubblicazione del saggio di De Rita e Antonio Galdo intitolato L&#8217;eclissi della borghesia. La fine della borghesia. &#8220;Requiem per una classe uccisa dal ceto medio&#8221; di Simonetta Fiori, La Repubblica, 20/10/2011 De Rita e l&#8217;eclissi italiana di un gruppo sociale. Lo racconta nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo l&#8217;<a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_news.asp?id_contenuto=3725987">intervista di Simonetta Fiori a Giuseppe De Rita</a>, in occasione della pubblicazione del saggio di De Rita e Antonio Galdo intitolato <em>L&#8217;eclissi della borghesia</em>.<br />
<span id="more-567"></span><br />
<strong>La fine della borghesia. &#8220;Requiem per una classe uccisa dal ceto medio&#8221;</strong><br />
di <strong>Simonetta Fiori</strong>, La Repubblica, 20/10/2011<br />
De Rita e l&#8217;eclissi italiana di un gruppo sociale. Lo racconta nel suo ultimo saggio scritto con Galdo.<br />
&#8220;Lo Stato è diventato un gigantesco erogatore e con i suoi soldi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità&#8221;.<br />
&#8220;Prevale il primato del benessere e della sicurezza e si perdono di vista gli interessi collettivi&#8221;.</p>
<p>Che fine ha fatto la borghesia? E perché è scomparsa? A Giuseppe De Rita, presidente del Censis e sismologo della società italiana, viene in mente quella pagina di Napoli milionaria in cui il protagonista torna dalla guerra e trova una famiglia a pezzi. «Che cosa è successo? Ma perché siamo diventati così?», si interrogano i diversi personaggi in un crescendo drammatico. La stessa cosa &#8211; aggiunge De Rita &#8211; dovrebbero fare i borghesi italiani, razza ormai estinta. Se già quindici anni fa nell&#8217;Intervista sulla borghesia in Italia la diagnosi non inclinava a ottimismo, nel nuovo saggio scritto insieme ad Antonio Galdo &#8211; L&#8217;eclissi della borghesia &#8211; la sentenza volge al requiem (Laterza, pagg. 92, euro 14). La borghesia è sepolta, o forse non è mai nata.</p>
<p>Una certificazione di morte.<br />
«Direi meglio, la fine di una speranza. S&#8217;è esaurita l&#8217;idea di una classe dirigente capace di farsi carico degli interessi collettivi. Sin dall&#8217;origine dello Stato nazionale, ci siamo illusi che da segmento relativamente piccolo &#8211; spazio intermedio tra cultura popolare e cultura d&#8217;élite &#8211; questo gruppo sociale sarebbe cresciuto fino a governare le sorti del paese. Questo non è accaduto. O è accaduto fino a un certo punto».</p>
<p>La borghesia svolse un ruolo centrale nel processo risorgimentale e nell&#8217;Italia liberale.<br />
«Sì, ma le cose si complicano già sotto il fascismo, che comunque mantiene lo spazio per un&#8217;élite borghese, ossia gli uomini formati da Alberto Beneduce. E nel dopoguerra non mancò certo una classe dirigente che seppe ricostruire un paese distrutto e screditato sul piano internazionale».</p>
<p>Quando comincia il declino?<br />
«Negli anni del boom economico, con la grande avventura dell&#8217;italiano medio. È stata la cetomedizzazione della società italiana &#8211; mi piace chiamarla così &#8211; a causare la definitiva eclissi della borghesia».</p>
<p>Come è accaduto?<br />
«Fino agli anni Cinquanta la società era divisa in tre fasce. La classe esigua dei padroni. La classe numerosa di braccianti e operai. E un ristretto ceto medio, tra amministratori di latifondo e impiegati dello Stato. Tutto cambia quando scatta la molla del benessere. Allora si mette in moto un processo di imborghesimento collettivo. Una vera esplosione che risucchia dall&#8217;alto e dal basso tutti i settori della società».</p>
<p>Nasce l&#8217;imprenditoria di massa.<br />
«La corsa al benessere accentua le nostre caratteristiche di popolo individualista. Proliferano comunità di piccoli imprenditori, piccoli commercianti, piccoli professionisti. In un solo decennio, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, lo stock delle aziende è raddoppiato, passando da 490.000 a un milione. Diventiamo un paese di ex poveri, con l&#8217;illusione di essere tutti borghesi».</p>
<p>Che significa?<br />
«Adottiamo gli stessi stili di vita. L&#8217;automobile. La casa di proprietà. Il figlio all&#8217;università. Magari la botteghina per la moglie. Anche gli arredi si uniformano: alle credenze di legno scuro subentrano i mobili bianchi. Scopriamo la vita agiata e la confondiamo con una vita borghese».</p>
<p>Qual è la differenza?<br />
«Si perde di vista l&#8217;interesse collettivo. Prevale il primato del benessere e della sicurezza, nell&#8217;indifferenza verso gli altri. In altre parole, lo spazio intermedio precedentemente occupato dalla borghesia viene invaso da questo nuovo ceto, che è preoccupato solo di mantenere lo status raggiunto e non riesce a esprimere una classe dirigente dallo sguardo lungo».</p>
<p>Ma perché accade in Italia e non altrove? Il boom economico non fu una nostra peculiarità.<br />
«La nostra peculiarità fu una Democrazia Cristiana che costruì il suo consenso sui cosiddetti &#8220;collaterali&#8221;: i coltivatori diretti, gli artigiani, i sindacati scolastici, le cooperative bianche. Se ci fa caso, ancora ieri a Todi all&#8217;incontro sul partito cattolico hanno partecipato Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti. Non si chiamano più collaterali, ma sono sempre loro».</p>
<p>Lei sta dicendo che per cinquant&#8217;anni abbiamo favorito le corporazioni, le categorie, le piccole tribù?<br />
«Sì, l&#8217;abbiamo fatto usando il carburante della spesa pubblica. Lo Stato è diventato un gigantesco erogatore. E con i suoi soldi il ceto medio italiano ha visto garantiti benessere e stili di vita superiori alle proprie possibilità».</p>
<p>Ci siamo illusi di non essere più poveri, ma in realtà abbiamo continuato a esserlo.<br />
«L&#8217;economista Vittorio Parsi sostiene che in tutti i processi storici c&#8217;è un soggetto che garantisce il sistema e poi ci sono i free riders che fanno i loro affari. Per esempio, nessuno può dire che il primato americano sia finito perché è il primato americano che consente a cinesi, indiani e brasiliani di fare i free riders».</p>
<p>Che c&#8217;entra l&#8217;Italia?<br />
«Per vari decenni lo Stato italiano ha avuto il ruolo di Grande America, ossia ha garantito il contesto entro cui i free riders hanno potuto fare le loro scorrerie: gli imprenditori sommersi, gli artigiani senza fattura, anche i supplenti della scuola che chiedevano di entrare in ruolo. Tutto ciò ha rosicchiato le finanze pubbliche ma ha eroso anche il contesto. Oggi i free riders non possono correre più perché manca la cornice».</p>
<p>Non c&#8217;è più lo Stato italiano?<br />
«Non c&#8217;è più la spesa pubblica. Ma la crisi della finanza pubblica è anche la crisi della credibilità sociale dello Stato. E guardi: tutti abbiamo ucciso lo Stato, anche chi non si fa consegnare la fattura dall&#8217;idraulico o dal giardiniere. L&#8217;Italia è stata un gioioso paese di free riders, inconsapevoli del fatto che prima o poi sarebbero rimasti senza intelaiatura».</p>
<p>Per la prima volta nella storia nazionale italiana ai figli non è garantito il benessere raggiunto dai padri.<br />
«Da qui nascono paura e spaesamento. Il mutamento profondo che abbiamo descritto è stato guidato da cetomedisti e piccoli imprenditori preoccupati solo di arrivare al pianerottolo più alto. Quando bisogna scendere di un piano, scoppia il casino. I nostri indignados, pur mescolandosi nel movimento fattori molteplici, vengono prevalentemente da qui».</p>
<p>Non c&#8217;è il rischio di essere riduttivi?<br />
«Il sistema s&#8217;è inceppato e sicuramente la nostra generazione non è stata capace di garantire a questi giovani un futuro. Ma è anche vero che la fatica che abbiamo fatto noi i nostri figli non la vogliono fare. Quando tra il &#8217;67 e il &#8217;68 arrivai a Prato, rimasi sconvolto dai ritmi infernali delle famiglie che lavoravano nel sommerso. Ora i figli di quegli eroi si lamentano per la concorrenza dei cinesi. Ma loro che fanno? Se fanno i finanzieri è pure troppo».</p>
<p>Non è nata una nuova classe dirigente.<br />
«Se guardiamo come è cresciuta la classe dirigente confindustriale, vediamo che è un modo tutto interno alla corporazione. Da Abete alla Marcegaglia, sono tutti ex giovani imprenditori &#8211; ossia figli di imprenditori &#8211; che hanno fatto carriera all&#8217;interno di un processo semiburocratico. Analogo appare il meccanismo di promozione nel pubblico impiego. Una volta i direttori generali dei ministeri erano figure di profilo altissimo. Oggi, se escludiamo il Ragioniere Generale dello Stato e pochi altri, per la massima parte sono figure inconsistenti, magari brave ma non classe dirigente».</p>
<p>Dottor De Rita, lei come si definirebbe?<br />
«Un vero cetomedista. Una madre maestra elementare e un padre direttore di banca. I miei genitori, figli di persone più povere, erano orgogliosissimi di dire &#8220;noi, ceto medio&#8221;. La tragedia scoppiò quando decisi di lasciare il Comune di Roma. Rinunciavo al posto fisso. Mi fecero chiamare dal direttore generale: &#8220;Ma lei è matto? Ha vinto il primo concorso del dopoguerra, a 50 anni potrebbe conquistare il posto di vice Capo Ripartizione&#8230;&#8221;. La sola idea mi indusse alla fuga. Mia madre pianse per una settimana. Temeva che ridiscendessi quelle scale che lei aveva salito con tanta fatica».</p>
<p>Vuol dire che per diventare classe dirigente è necessario rischiare?<br />
«Non bisogna rimanere abbarbicati al proprio pianerottolo. Questa paura è molto diffusa anche tra i miei amici, e i figli dei miei amici. Per uscire dalla palude c&#8217;è bisogno di coraggio».</p>
<p>la Repubblica &#8211; R2 Cultura</p>
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		<title>concorso diplomatico 2011 &#8211; risultati finali</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 05:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[concorso diplomatico]]></category>

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		<description><![CDATA[Per completezza di informazione, anche se ormai i risultati sono noti a tutti gli interessati, segnaliamo la pubblicazione della graduatoria finale del concorso diplomatico 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per completezza di informazione, anche se ormai i risultati sono noti a tutti gli interessati, segnaliamo la pubblicazione della <a href="http://www.esteri.it/mae/opportunita/Al_MAE/CarrieraDiplomatica/ConcorsoDiplomatico/2011/20111010_All_5_ElencoDecrescenteConcorsoDiplomatico2011.pdf">graduatoria finale del concorso diplomatico 2011</a>.</p>
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		<title>Concorso diplomatico 2011 &#8211; risultati prove scritte</title>
		<link>http://www.aulamaranini.it/2011/07/28/concorso-diplomatico-2011-risultati-prove-scritte/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 18:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[concorso diplomatico]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono usciti i risultati delle prove scritte del concorso diplomatico 2011. 39 ammessi agli orali per 29 posti. Salvo casi di omonimia, sembrerebbero 4 i provenienti dalla Cesare Alfieri: in bocca al lupo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono usciti i <a href="http://www.esteri.it/mae/opportunita/Al_MAE/CarrieraDiplomatica/ConcorsoDiplomatico/2011/20110727_Lista_risultati_prove_scritte.pdf">risultati delle prove scritte</a> del concorso diplomatico 2011.<br />
39 ammessi agli orali per 29 posti.<br />
Salvo casi di omonimia, sembrerebbero 4 i provenienti dalla Cesare Alfieri: in bocca al lupo!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Concorso diplomatico 2011 &#8211; I temi</title>
		<link>http://www.aulamaranini.it/2011/07/08/concorso-diplomatico-2011-i-temi/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 19:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[concorso diplomatico]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo le tracce estratte all&#8217;ultimo concorso diplomatico: Storia delle relazioni internazionali a partire dal Congresso di Vienna - Gli Stati Uniti e il processo di integrazione europea durante le amministrazioni Eisenhower e Kennedy Politica economica e cooperazione economica, commerciale e finanziaria multilaterale - La crisi economica e le conseguenti misure discrezionali adottate per contrastarla hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo le tracce estratte all&#8217;ultimo concorso diplomatico:<br />
<strong><br />
Storia delle relazioni internazionali a partire dal Congresso di Vienna</strong><br />
-  Gli Stati Uniti e il processo di integrazione europea durante le amministrazioni Eisenhower e Kennedy</p>
<p><strong>Politica economica e cooperazione economica, commerciale e finanziaria multilaterale</strong><br />
- La crisi economica e le conseguenti misure discrezionali adottate per contrastarla hanno portato ad un peggioramento dei conti pubblici in molti paesi membri e messo in evidenza alcuni aspetti critici nell&#8217;assetto del governo economico della UE. Il candidato illustri, con l&#8217;ausilio della teoria economica, il ruolo delle politiche fiscali nazionali in un&#8217;unione monetaria e gli effetti di quest&#8217;ultima sulla disciplina fiscale dei paesi membri. Il candidato discuta altresì dei principali orientamenti della nuova governance economica europea.<br />
<strong><br />
Diritto internazionale pubblico e dell’Unione Europea</strong><br />
- Misure restrittive adottate nel quadro delle Nazioni Unite nei confronti di individui sospettati di terrorismo internazionale e rispetto dei diritti umani. Il candidato esamini, anche alla luce della prassi dell’Unione Europea e della relativa giurisprudenza, come si coordinino gli obblighi relativi alla lotta al terrorismo con il rispetto dei principi fondamentali della persona.<br />
<strong><br />
Lingua inglese</strong><br />
- Italy as a role model in international Peace-Keeping Operations.</p>
<p><strong>Seconda lingua straniera</strong><br />
- Dal bipolarismo alla globalizzazione, dagli strumenti tradizionali di negoziato alle nuove tecnologie della comunicazione: prospettive del ruolo dell’Italia e della sua diplomazia nel XXI Secolo. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Concorso ONU 2011, informazioni basilari</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 18:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[concorso ONU]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo questa pagina del portale ONU per la comprensione delle nozioni base del concorso che si svolgerà il 7 dicembre 2011 in contemporanea in tutto il mondo. All&#8217;interno è possibile consultare sia le modalità di iscrizione, sia esempi di esami degli anni passati sia le YPP Frequently Asked Questions. Le iscrizioni al concorso saranno possibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnaliamo <a href="https://careers.un.org/lbw/home.aspx?viewtype=NCE" target="_blank">questa pagina del portale ONU</a> per la comprensione delle nozioni base del concorso che si svolgerà il 7 dicembre 2011 in contemporanea in tutto il mondo. All&#8217;interno è possibile consultare sia le modalità di iscrizione, sia esempi di esami degli anni passati sia le YPP Frequently Asked Questions.</p>
<p>Le iscrizioni al concorso saranno possibili dall&#8217;11 luglio attraverso questa stessa pagina.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Concorso Nazionale ONU (YPP 2011), qualche news</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 17:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[concorso ONU]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità]]></category>

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		<description><![CDATA[Consultando il sito del Ministero degli Affari Esteri è possibile reperire qualche preziosa notizia in più sul Concorso ONU che dovrebbe svolgersi nel dicembre 2011. Sarà possibile inserire la propria candidatura al concorso fra l&#8217;11 luglio ed il 10 settembre 2011. Per l’Italia, le categorie professionali oggetto di selezione sono: amministrazione, umanitario, informazione pubblica, statistica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consultando il <a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Ministero/Servizi/Italiani/Opportunita/Nelle_OO_II/PerGiovani/YPP_2011.htm" target="_blank">sito del Ministero degli Affari Esteri</a> è possibile reperire qualche preziosa notizia in più sul Concorso ONU che dovrebbe svolgersi nel dicembre 2011. Sarà possibile inserire la propria candidatura al concorso fra l&#8217;11 luglio ed il 10 settembre 2011. Per l’Italia, le categorie professionali oggetto di selezione sono: amministrazione, umanitario, informazione pubblica, statistica. La preselezione avviene sulla base di titoli, compresa la conoscenza linguistica, e darà luogo a 40 preselezionati per ognuna delle quattro categorie professionali. I 40 preselezionati per ogni categoria professionale accedono alla fase scritta dell’esame che si svolgerà simultaneamente su scala mondiale il 7 dicembre 2011.</p>
<p>AulaMaranini terrà i propri lettori costantemente aggiornati su questo tema.</p>
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